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 Come si è rilevato da piĂą parti, la decisione degli Emirati Arabi Uniti, nell’area geopoliticamente cruciale del Golfo Persico, di acquistare 48 jet da addestramento avanzato italiani di ultima generazione Alenia Aermacchi M 346 Master, è passata sottotraccia su giornali e tg italiani. Nessuna sorpresa, se uno dei piĂą brillanti risultati del dopoguerra della nostra industria aeronautica non ha fatto notizia: ancora oggi nel nostro Paese l’aviazione desta l’interesse generale solo se ci sono di mezzo Alitalia, aeroporti in crisi o qualche incidente aereo. Parte dei 48 Master che saranno consegnati all’United Arab Emirates Air Force potrĂ condurre missioni di combattimento. C’è molta curiositĂ sulle capacitĂ che questi trainer di concezione avanzata sapranno dimostrare tanto nelle missioni aria-suolo quanto nei ruoli aria-aria che potranno ricoprire, e soprattutto per l’inevitabile confronto che ne nascerĂ con altri velivoli da combattimento leggeri, come l’italiano AMX e l’americano Northrop F 5E Tiger II ancora in uso presso varie forze aeree. L’M 346 costa meno del concorente coreano T 50 sul quale ha avuto la meglio, 16-18 milioni di euro contro 20-22. Non è noto l’ammontare complessivo del contratto siglato con gli Emirati, che non hanno ancora deciso in merito al secondo modello di addestratore che occorre alle loro forze aeree, questa volta per l’addestramento basico e le prime fasi di quello avanzato. In lizza ci sono il turboelica svizzero Pilatus PC 21 e ancora un aereo Aermacchi, l’M 311. L’Engineer Manager di Pilatus a suo tempo aveva dichiarato a “Volare” che “l’accoppiata ideale per le esigenze addestrative degli Emirati è M 346 e PC 21”. Se all’M 311 verrĂ preferito il velivolo svizzero, mai scelta si sarĂ rivelata piĂą salomonica.
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